torna all'INDICE GENERALE II PARTE - come funzionavano gli acquedotti romani ~ Monografie Romane ~

Acquedotti
· I parte ·
III PARTE - cos'è rimasto da vedere ai nostri giorni IV PARTE - dall'antica Roma all'età contemporanea


LE MOLTE "ACQUE" DI ROMA

L'acqua, per una città, è stata da sempre una delle risorse più importanti, e l'antica Roma era famosa per la sua grande disponibilità di fontane pubbliche, terme, bacini artificiali e serbatoi, stadi per battaglie navali (naumachiae), canali d'irrigazione, ed altre strutture simili. In un arco di tempo di oltre 500 anni furono realizzati per il fabbisogno urbano di Roma undici acquedotti maggiori, oltre ad un considerevole numero di diramazioni. É stato calcolato che la portata complessiva di tali acquedotti, messi insieme, superava di parecchio la quantità giornaliera di acqua su cui oggi può contare la città moderna.
Tale abbondanza, che non fu mai raggiunta in nessun'altra parte del mondo, valse a Roma il nome di regina aquarum, cioè regina delle acque.
É interessante notare che i Romani non davano un nome all'acquedotto in sé, ma all'acqua che portava, per cui la gran parte di essi veniva chiamata aqua (Aqua Appia, Aqua Marcia, Aqua Iulia, ecc.), spesso col nome del regnante o del funzionario che li avevano fatti realizzare o avevano presieduto alla loro costruzione.

Sin dai tempi in cui Roma fu fondata, gli abitanti poterono utilizzare l'acqua del Tevere, che scorreva lungo il confine urbano occidentale (oggi taglia la città moderna in due metà), e sul suo principale affluente, l'Aniene, che incontra il fiume maggiore circa 4 km a nord delle più antiche mura cittadine, in una località ora circondata da nuovi quartieri.

Durante l'età dei re, e per un certo periodo dell'età repubblicana, la popolazione fece fronte alle proprie necessità raccogliendo l'acqua direttamente da questi fiumi, da canali, e da un certo numero di fonti minori quali pozzi e cisterne d'acqua piovana.
Nel IV secolo aC le dimensioni della città e la crescita della popolazione, compresi i molti immigranti, i mercanti stranieri e gli schiavi, richiesero una disponibilità maggiore.
Roma e i suoi due fiumi
il corso del Tevere e dell'Aniene, confrontati
con l'estensione di Roma in epoche diverse

l'Aqua Appia, presso Roma
Infatti nell'anno 312 aC il censore Appio Claudio fece costruire il primo acquedotto; raccoglieva l'acqua da sorgenti localizzate fra le 7 e le 8 miglia ad est della città, sebbene la lunghezza complessiva del suo percorso misurasse non meno di 11 miglia (le ragioni di tale andamento tortuoso saranno chiarite nella II parte).
La realizzazione degli acquedotti successivi seguì ad una media di uno ogni 60 anni circa, ma nel 52 dC due di essi vennero costruiti quasi allo stesso tempo.

La lunghezza degli acquedotti veniva espressa in passus ("passi"), una misura corrispondente a 1,482 m. In modo più approssimato, erano misurati in milia passus, cioè miglia romane, il cui effettivo significato era "migliaia di passi", pari a 1,482 km.

Quella che segue è una lista degli acquedotti antichi maggiori, secondo il loro ordine cronologico, che mostra anche quale parte di città essi servivano. La posizione delle loro sorgenti si riferisce alla distanza e orientamento rispetto al centro della città, espressi in miglia romane.


ACQUEDOTTO


RIFERIMENTO DEL NOME


ANNO DI
COSTRUZIONE
POSIZIONE DELLE
SORGENTI
POSIZIONE DELLO
SBOCCO PRINCIPALE
AQUA APPIA censore Appio Claudio Cieco 312 aC 7-8 miglia ad est Circo Massimo (sud ovest)
rami per molti quartieri
ANIO VETUS  [1] "Aniene vecchio" 269 aC 29 miglia ad est Porta Esquilina
(sud est)
AQUA MARCIA pretore Quinto Marcio 144 aC 36 miglia ad est colle Quirinale
(nord est)
AQUA TEPULA "acqua tiepida", dalla sua temperatura 125 aC 10 miglia a sud est Porta Collina
(nord est)
AQUA IULIA dalla gens dell'imperatore Ottaviano 33 aC 12 miglia a sud est Porta Viminalis (nord est)
rami per molti quartieri
AQUA VIRGO "acqua vergine", da una leggenda 19 aC 8 miglia ad est Campo Marzio
(nord ovest)
AQUA ALSIETINA lago Alsietinus (oggi di Martignano) 2 aC 14 miglia a nord ovest Trastevere
(ovest)
AQUA CLAUDIA imperatore Claudio 52 dC 38 miglia ad est Porta Praenestina (sud est)
rami per molti quartieri
ANIO NOVUS "Aniene nuovo" 52 dC 38 miglia ad est condivideva lo sbocco
con l'Aqua Claudia
AQUA TRAIANA imperatore Traiano 109 dC 13 miglia a nord ovest colle Gianicolo
(ovest)
AQUA ALEXANDRINA imperatore Alessandro Severo 226 dC 14 miglia ad est Pantheon, Campo Marzio
(nord ovest)
[1] - Il nome originale era Anio;  Vetus ("vecchio") venne aggiunto oltre 200 anni dopo, quando fu costruito l'Anio Novus


La portata di ciascun acquedotto era calcolata in quinariae. Gli studiosi hanno calcolato che 1 quinaria equivaleva a 0,48 litri al secondo. Il più potente degli undici acquedotti, l'Anio Novus, portava 4.738 quinariae, il che significava una provvigione di quasi 200 milioni di litri al giorno!

La rete idrica di Roma era sotto il controllo di un alto ufficiale il cui titolo era curator aquae, cioè "curatore delle acque". É grazie ad uno di questi curatori, Sesto Giulio Frontino (tardo I secolo dC), il quale scrisse un minuzioso saggio su questo argomento, che oggi si conoscono gran parte dei dati relativi all'amministrazione, le caratteristiche e il percorso degli acquedotti romani.

La più antica testimonianza grafica della rete idrica appare nella Forma Urbis Romae, un'antica e molto dettagliata pianta della città databile agli inizi del III secolo dC, incisa nella pietra in scala 1:240, della quale alcuni frammenti sono ancora conservati. Uno di questi, in particolare, raffigura lo sbocco di un dotto idrico, con la dicitura AQVEDVCTIVM.
frammento dalla Forma Urbis Romae
particolare da una pianta di Roma del 1590
in alto: una pianta del 1590 mostra un tratto non più esistente
dell'Aqua Virgo (evidenziata in giallo), sul colle Pincio;
a destra: una pianta del 1472 raffigura una parte dell'Arcus Caelemontani (un ramo, vedi III parte), dietro il Colosseo
Diverse piante di Roma rinascimentali e barocche, invece, mostrano vedute a volo d'uccello tridimensionali delle molte parti dei viadotti ancora esistenti fra il XV e il XVII secolo.
Grazie a queste fonti e agli scavi archeologici è stato possibile disegnare il percorso di molti acquedotti romani antichi, sebbene a causa dello sviluppo della città nel corso dei secoli assai poco di queste maestose strutture è rimasto in piedi.

particolare da una pianta di Roma del 1472




torna all'INDICE GENERALE AQUEDOTTI - II PARTE - come funzionavano gli acquedotti romani AQUEDOTTI - III PARTE - cos'è rimasto da vedere ai nostri giorni AQUEDOTTI - IV PARTE - dall'antica Roma all'età contemporanea torna a MONOGRAFIE ROMANE